Tron: Legacy - Recensione
Trama - TRON: LEGACY è un’avventura di azione in 3D ambientata in un mondo interamente digitale: qualcosa di mai visto sul grande schermo. Sam Flynn (Garret Hedlund), un ribelle di 27 anni, è alla ricerca del padre scomparso, Kevin Flynn (Jeff Bridges, premio Oscar®- e Golden Globe®-), un uomo un tempo noto come il più grande sviluppatore di videogame al mondo. Quando Sam trova uno strano segnale inviato dall’ormai chiusa Sala giochi di Flynn - poteva provenire solo da suo padre - si ritrova catapultato in un mondo dove Kevin è rimasto intrappolato per 20 anni. Con l’aiuto del guerriero senza paura, Quorra (Olivia Wilde), padre e figlio intraprendono un viaggio tra la vita e la morte attraverso un universo digitale visiviamente sbalorditivo - creato da Kevin stesso - che si è evoluto con veicoli, armi e paesaggi mai pensati prima e uno spietato furfante che non si ferma di fronte a nulla per impedire la loro fuga. Presentato in Disney Digital 3D™ e premiato dal Grammy Award per il duetto musicale dei Daft Punk, TRON: LEGACY è al cinema dal 29 dicembre 2010 in 3D.
Pur se non proprio un film imperdibile dei primi anni '80, Tron è considerato un cult perché ha aperto le porte a una “realtà” che era inimmaginabile. A Tron si sono ispirati film di successo ed ha aperto le menti a molti cyber-luminari dell'era che stiamo vivendo. Questi i motivi per cui questo seguito era tanto atteso, altro che effetti speciali.
Per realizzare Legacy c'erano due vie: tornare a stupire o affidarsi al nome per fare cassa; è stata scelta la seconda. Difatti, mentre il primo Tron era un prodotto del tutto originale, una fonte di ispirazione, il seguito ammicca di continuo ad altri film, non porta nulla di nuovo e si affida completamente agli effetti speciali.
I dialoghi sono poco curati, i personaggi quasi per nulla sviluppati. Si salta dal mondo reale a quello virtuale in modo rocambolesco per poi tornare indietro con l'amaro in bocca e la sensazione di una troncatura forzata.
Il rapporto padre-figlio è quasi meccanico, l'umanità e quel poco di calore - fondamentale per coinvolgere lo spettatore - scompaiono tra le luci dei neon.
Jeff Bridges (Flynn senior) è rigido, un Gandalf espulso dalla sua dimensione fantasy. Garrett Hedlund (Flynn junior) è il classico faccione Disney. Bruce Boxleitner (Tron) appare pochissimo, troppo poco, perché??
Buona, per quanto ridotta, l'interpretazione di Beau Garrett (Gem). Unica scelta azzeccata è Olivia Wilde (Tredici in Dr. House) nel ruolo di Quorra, capace di scaldare un po' il pubblico e non solo grazie alla bellezza.
Il risultato è un discreto film, godibile, che però non lascia nulla ai posteri. Tra 30 anni non si parlerà del seguito di Tron ma dell'originale si, nessun dubbio.
«Il mio preferito è Jules Verne, lo conosci?»
«Certo»
«Che tipo è?»
